articolo segnalato da Emanuele M5S MESTRINO
Possiamo
essere molte cose, studenti, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi,
disoccupati sussidiati e non, pensionati, imprenditori, benestanti con una
rendita.
Ma tutti
proprio tutti siamo consumatori.
Nel
post Fare al Meglio il Nostro
Minimo, L’Arma Finale per Distruggere Questo Stato. #MeglioalMinimo abbiamo teorizzato una
semplice ed efficace strategia di Rivolta di Atlante, e di difesa personale
adatta soprattutto per quei professionisti o lavoratori autonomi che non
possono o non vogliono delocalizzare la propria attività.
…….ci sono
migliaia di Italiani e di Aziende Italiane che per molteplici motivi,
familiari, di legame con il territorio, di mancanza della preparazione
necessaria o per semplici questione anagrafiche non possono o non hanno la
forza per andarsene.
Cosa resta
per protestare e portare questo Stato Italiano al collasso?
Fare al
meglio del nostro Minimo
In Italia
oggi non è il tempo per fare soldi, è il tempo di sopravvivere e preparasi alla
bancarotta del paese. Ogni attività economica ha un rapporto fra rischio e
rendimento atteso. In Italia in più abbiamo una pressione fiscale così
asfissiante che lavorare di più, produrre di più e assumersi maggiori rischi
rende come minimo temerario la ricerca del reddito.
Pensate ad
un dentista che lavora 5 o addirittura sei giorni la settimana: si assume il
rischio che il gran numero di clienti non lo paghi, e deve pagare al fisco una
quantità di tasse enormi peraltro spesso commisurate a quanto fatturato e non a
quanto effettivamente incassato. Forse potrebbe lavorare 3 o 2 giorni la
settimana, selezionare solo i clienti che pagano e evitare di trovarsi
indebitato e in difficoltà solo per avere cercato di produrre di più.
L’idea di
lavorare a testa bassa per accumulare un bel patrimonio per il futuro, in un
paese in piena repressione fiscale non funziona, è un idea sbagliata pericolosa
e che porta alla rovina.
Oggi è
giusto fare al meglio il nostro minimo, ridurre le attività al punto ottimale
allo scopo di farla sopravvivere. L’obbiettivo deve essere la conservazione
della professionalità e degli strumenti del mestiere.
Per
paradosso proprio ora il tempo libero non è mai costato così poco e il rischio
di impresa non è mai stato così alto in Italia.
E
contemporaneamente è rivoluzionario.
Lo Stato può
confiscare il nostro patrimonio, può toglierci le libertà ma non può
costringerci a fare del nostro meglio per produrre ricchezza.
Fare al
meglio del nostro minimo significa sopravvivere e contemporaneamente condannare
questo Stato alla morte per fame, portare l’Italia al cambiamento per mancanza
di mezzi, per mancanza delle tasse su un reddito che non viene più prodotto e
per i minori consumi.
Fare al
meglio del nostro minimo significa pianificare il proprio lavoro e la vita
della propria famiglia dando maggiore valore e qualità al tempo al di fuori
della produzione del reddito.
Non è facile
ma è possibile, si può passare un periodo della vita in un parziale ritiro volontario
che implica anche a dure rinunce se si ha un obbiettivo adeguato.
Sopravvivere
e fare una piccola, silenziosa, micidiale rivoluzione, non è
un obbiettivo da poco.
E’ evidente
che, ad esempio, un lavoratore dipendente non ha ne la possibilità e ove fosse
teoricamente possibile, la convenienza ad attuare una simile strategia. Però
tutti siamo consumatori.
E tutte
quasi ogni volta che spendiamo denaro per acquistare beni e sevizi facciamo
incassare allo Stato IVA, accise, bolli, e indirettamente imposte sui redditi.
L’olocausto
del lavoro e della creazione di ricchezza causata dallo Stato Italiano nel suo
complesso (da questo Stato), ha già compresso i consumi. Ma individualmente
possiamo fare ancora molto per portare alla morte per fame la bestia.
Non sto
parlando di consumo consapevole ne di ecologia, parlo di tasse. Della concreta
possibilità di ciascuno di colpire lo Stato dove fa più male, in
silenzio, nel segreto e in sicurezza. Farlo individualmente senza proclami,
uccidere lo Stato rifiutandosi il più possibile di consumare beni e servizi ove
generino tassazione.
Si tratta di
attuare delle strategie e sopratutto di decidere una linea forte di
comportamento nella consapevolezza di fare la cosa giusta. Ovvero:
Limitare il
più possibile ogni attività di consumo che generi flussi di cassa per lo Stato
anche sostituendoli ove possibile con consumi che tax free.
Qui bisogna
intenderci sulla definizione di consumo. Il consumo non è l’acquisto di un bene
o un servizio, ma è la soddisfazione di un bisogno. Ad esempio visto che
siamo sotto le feste di natale, molte persone hanno il bisogno di “fare un
regalo” per avere la soddisfazione di continuare una tradizione.
E’ proprio
necessario che il “regalo” sia un bene o servizio acquistato in un negozio o on-line?
Per esempio
io non troverei scandalo ne vergogna se in alcuni casi regalassimo una busta
con del “denaro contante”. Certamente gradito e magari accompagniamo questo
regalo con un bigliettino:
“Ti voglio
bene, e per questo preferisco darli tutti a te anziché darne una parte allo
Stato”
In altri
casi internet è di grande aiuto. Avendo reso semplice e trasparente lo scambio
fra privati, di oggetti spesso nuovi e ancora con una ampia garanzia.
Vi faccio un
esempio, il computer da cui scrivo questo post è un fantastico Imac 27 pollici
del gennaio 2012 acqistato attraverso un annuncio su Ebay e con pagamento in
contanti (più di 1000€ ma al venditore ho dato i primi 999€ con una mano il
resto con l’altra) , ora ho bisogno di portatile e cerco un Mac Book Air ultimo
modello (256mb di disco fisso), su Subito.it ne ho trovati 4 di pochi mesi,
perfetti in garanzia e con uno sconto di almeno 20% rispetto al nuovo.
E… niente
IVA allo Stato.
E si, regalo
oggetti usati. Non me ne vergogno affatto ed anzi motivo la mia scelta. E
attenzione, non significa che “l’oggetto usato” non sia di valore. Tutt’altro.
Sempre per stare nel campo degli esempi, uno degli oggetti del desiderio per
natale 2013 potrebbe essere il classico telefonino ultimo grido, beh in rete si
trovano già i rinomati Iphon5S oppure gli Lg G2 a prezzi scontati. Oppure Ipad
Air o altri accrocchi di moda.
Nel
bigliettino scriverei:
“Ti voglio bene e perciò ho scelto di regalarti
qualcosa di valore, senza dividere con lo Stato.”
Regali a
parte, se ci pensate ci sono molte occasioni in cui si può soddisfare appieno i
nostri bisogni senza consumare oggetti o servizi che generano entrate fiscali.
Bisogna crederci e mettere questa satrtegia fra le armi della nostra Rivolta di
Atlante.
Poi c’è
un’altra questione , non so se è così anche per voi, ma personalmente affamare
la bestia, soddisfa eccome un mio bisogono.
Lo stato può
tassare il nostro consumo, ma non può costringerci a consumare beni tassabili.

Nessun commento:
Posta un commento
Il tuo commento sarà motivo di riflessione!