articolo segnalalto da Emanuele M5S MESTRINO
Segnaliamo
questa intervista di Alessandro
Bianchi su l’AntiDiplomatico.it a Claudio Borghi Aquilini, Professore di Economia degli
Intermediari Finanziari all’Università Sacro Cuore di Milano. Professore,
Lei ha avuto il merito di essere tra i primi economisti italiani a focalizzare
la crisi sul suo problema principale: l’insostenibilità della moneta unica per
un paese come l’Italia. Oggi anche i più ferventi sostenitori del “sogno”
federale degli “Stati Uniti d’Europa” hanno iniziato ad ammettere che c’è un
problema. Perché, secondo Lei, l’uscita dalla zona euro è l’unica soluzione
possibile e come risponde a coloro che prima di un tale passo chiedono la
formazione di un cartello dei paesi dell’Europa del sud per forzare Bruxelles,
Berlino e Francoforte a cambiare le loro politiche?
Ci sono solo tre vie d’uscita
possibili da questa situazione e due (taglio dei salari e trasferimenti interni
dalla Germania a noi) non sono né realistici né desiderabili. Rimane lo
smantellamento della zona euro.
D – Nei
media si utilizzano tre argomenti principali per descrivere l’impossibilità di
un ritorno alla lira: il rischio d’inflazione ad i livelli di Weimar,
l’incapacità di competere con i nuovi giganti commerciali come la Cina e le
inevitabili ritorsioni da parte della Germania. Sono dei rischi realmente
concreti?
L’arsenale del terrorismo
informativo è mirato ad impedire l’uscita dall’euro rendendola difficile
proprio per il rischio di panico dei risparmiatori. In realtà l’inflazione
credo che in tutto il mondo occidentale sia l’ultimo dei problemi e anzi,
mi pare che in tanti stiano cercando disperatamente di crearla. Quanto al
discorso delle dimensioni sarebbe sensato se si dovesse giocare a tiro alla
fune, ma dobbiamo commerciare e lo si fa con i prodotti e con i prezzi. Nessun
aiuto ci viene dai nostri partner europei, per i quali siamo a nostra volta
concorrenti. La Germania poi non può ritorcere nulla perché esporta
verso di noi più di quanto esportiamo noi verso di loro.
D – Già nel
novembre del 2011, quando il governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni
dopo la famosa lettera della Bce, Lei scrisse come si stesse compiendo “il
delitto perfetto” da parte della tecnocrazia: utilizzare la leva dello spread
per sovvertire le scelte democratiche ed imporre esecutivi amici. Esperimenti
portati a termine anche in diversi altri paesi. Cosa è cambiato da questo punto
di vista dal governo Monti a quello Letta?
Letta è meno spudorato di Monti nel
suo asservimento ai voleri europei ma è solo questione di immagine, nei
fatti sono tutti e due dei semplici esecutori.
D – Con i
programmi di salvataggio, la troika ha fino ad oggi imposto macelleria sociale
e svendita delle aziende pubbliche. Per l’Italia, Cottarelli, Saccomanni e
Letta preferiscono utilizzare spending review e privatizzazioni, ma il
senso non cambia poi molto. In un’economia depressa e ad un passo dalla
deflazione, si può davvero pensare di ridurre il debito vendendo quote dei
nostri “gioelli di stato”?
Se l’Italia svende le proprie
partecipazioni strategiche per ripagare una fetta minuscola del proprio debito
mi domando cui prodest. Dato che gli investitori da rassicurare sono
quelli futuri e che il ripagamento del debito si indirizza a quelli passati
sorge un problema: non ho mai visto un creditore rassicurato dal fatto che
il proprio debitore svenda i suoi gioielli per ripianare crediti altrui.
D -
Storicamente le grandi battaglie per la democrazia hanno visto i popoli lottare
per eliminare il controllo di budget ed imposte all’arbitrarietà di pochi,
ponendolo sotto il controllo sovrano parlamentare. Nel silenzio generale,
l’Unione Europea ha compiuto esattamente il procedimento inverso. L’Italia ha
già versato al Mes, il Fondo salva Stati, 15 miliardi – 50 se si considerano
tutte le alchimie finanziarie create dal 2010 – per un totale di 125 miliardi
rinnovabile potenzialmente all’infinito e che servirà per salvare una seconda
volta le banche dopo gli stress test in corso. In questo contesto, come giudica
il fatto che il nostro paese debba poi elemosinare due miliardi di euro e la
possibilità di sforare dal Patto di stabilità per intervenire nell’emergenza in
Sardegna?
Il modo in cui i nostri governi ci
hanno svenduto ad interessi economici esteri è vergognoso e la storia farà
giustizia. In quest’Europa tutti vengono pagati direttamente (con
finanziamenti) o indirettamente (con il recupero dei crediti). Solo noi
paghiamo e basta pur essendo in crisi.
D – Lei ha
recentemente dichiarato come la disoccupazione di massa sia l’inevitabile
risultato di una moneta troppo forte. Non ritiene che, anche fuori dall’euro,
la società del 2014 non possa più permettersi logiche basate solo sulla
crescita infinita ed iniziare a pensare a modelli di sviluppo alternativi,
oppure giudica l’utilizzo delle politiche keynesiane l’unica via percorribile?
Fra la crescita infinita e vent’anni
di stagnazione direi che ci sono numerose vie di mezzo. Io comunque sono
anti-ciclico: keynesiano in recessione e liberista in crescita.
D – Si vive una
fase di grande confusione politica per quel che riguarda la critica
all’architettura istituzionale europea ed il rischio è che in questo modo molte
forze vengano disperse. Che tipo di legittimità e credibilità possono avere
secondo Lei partiti che sono al governo o che hanno rappresentanti a Bruxelles
o Strasburgo da oltre vent’anni e che oggi promettono di battere i pugni sul
tavolo?
I partiti sono quasi tutti
compromessi, occorrerà
credibile autocritica, ma dovranno essere molto convincenti e mi sembra una
bella impresa. Il primo test sarà la qualità delle persone inserite in lista.
D – Cosa si
aspetta dalle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio?
Mi aspetto una forte affermazione
delle forze antieuriste, a cominciare dal Front National in Francia.
By GPG
Imperatrice
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