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venerdì 18 ottobre 2013

PIERO GRASSO CI DIFENDA DALLA MAFIA A MESTRINO, DI GRAZIA

Questo post nonostante il titolo avrà certamente meno visualizzazioni di questo: http://movimentocinquestelle-mestrino.blogspot.it/2013/10/notizia-bomba.html.
Proviamo per un attimo ad immaginare che lo Stato Italiano voglia risolvere un problemino annoso, dal nome MAFIA.
I politici PD PDL LEGA UDC IDV da circa 7300 giorni (365x20) ci ripetono come un mantra, quotidianamente, che lo Stato combatte la Mafia, che lo Stato difende i cittadini dalla Mafia, che la lotta alla Mafia è un impegno di tutti, che bla bla bla. 7300 giorni. ½ Generazione.
Io penso: se in Inghilterra nonostante la birra hanno risolto il problema degli hooligans in un paio di anni, abbattere la Mafia nel belpaese dovrebbe essere possibile in venti, peccato che….. forse a qualcuno non interessa???
Proviamo per un attimo a non dimenticare che il presidente del Senato è Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia dal 2005 al 2012 (7 anni!), mica l’abusivo che fa le piade in spiaggia insomma.
E’ possibile ritenere di buon senso quando le professionalità svolte nell’ambito della vita “civile” viene a essere messa a disposizione delle istituzioni, allorquando si scelga di intraprendere la “carriera” (in Italia di questo trattasi) politica.
Quindi giubilo collettivo e imbarazzo grillino allo spuntar del suo nome quale candidato alla presidenza del senato, foglia di fico perfetta in stile Piddino (come preannunciato dal visionario Beppe).
Addirittura è elogiato da Dell’Utri e applaudito e favorito dal Berlusca che lo nominò procuratore antimafia a spese di Caselli.
Memorabile la cronistoria di Travaglio nel merito…che forse  tutti i torti non aveva:
Noi, come d’uso, ci sforziamo comunque di valutare non in base a quello che uno fa nella vita ma in base a quello che “non fa” (in questo caso è dovuto) durante il suo mandato dopo che in Parlamento ci sono i partigiani del M5S…il prima non ci interessa più. Quindi l’ora X per noi è il 24/Febbraio duemilatredici.
La storia, purtroppo, ha però dimostrato che tanto per cambiare Beppe aveva ragione e ora i nodi vengono al pettine….
Con la solita rapida ricerchina di google scopriamo che in questi 8 mesi il presidente Grasso:
…………………………………………nulla………………..nulla………………………nulla………………….
Certo che non trovare un cazzo su google degli ultimi otto mesi se digiti Piero Grasso è un Record.
Si, lo slalomista delle grane, a parte una sana commemorazione del disastro del Vajont, assicuratosi che tutti i responsabili fossero passati all’aldilà, non ha dato cenni di vita. Rianimatelo!
Allora il problema mafia non c’è più mi vien da pensare…che imbecille che sono.
Poi però mi imbatto in una notizia che mi fa sobbalzare:
 “Sedriano, 11mila abitanti in provincia di Milano, è il primo comune lombardo sciolto per mafia. A un anno e sei giorni dall’arresto del primo cittadino per corruzione e di personaggi vicini all’Amministrazione comunale con l’accusa di associazione mafiosa, il Consiglio dei ministri ha deliberato: Sedriano va sciolto per mafia.
Una fine amministrativa preannunciata, quella di Sedriano, a cui la maggioranza consiliare Pdl eletta nel 2009 ha tentato di opporsi rifiutando l’invito alle dimissioni chiesto a gran voce dalla cittadinanza a partire dal 10 ottobre 2012, giorno in cui in Lombardia scattarono gli arresti che a Sedriano coinvolsero il sindaco Alfredo Celeste e il padre e il marito di due consigliere comunali. Si tratta di Eugenio Costantino, titolare di “compro oro” e padre della giovane consigliera 27enne Teresa, presunto boss della ‘ndrangheta operante nel milanese; e del medico chirurgo del pavese Silvio Marco Scalambra, marito della consigliera comunale e capogruppo Pdl Silvia Stella Fagnani, accusato di essere collettore di voti delle cosche. Secondo i magistrati, i due sarebbero stati complici di un ‘do ut des’, “asservendo a fini corruttivi il Sindaco di Sedriano” che, come risulta dalle intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare, sognava un posto in Senato…..” Tutti PDL. Che strano.
Si parlava di ambizione a una sedia in Senato….il cui presidente è Grasso: il paladino dell’antimafia. O sto qua è un Celeste coglione pazzo suicida, oppure……boh?!
Poi penso al nome: Sedriano. Ora non che io a Sedriano ci sia mai stato ma non è in  Calabria! Signori sta in Lombardia. E’ la prima volta che un comune al Nord viene sciolto per mafia.
D’altronde non è nemmeno una novità che girino dei loschi figuri per le aziende in crisi del Nord per comprarsi “cache” le società per farne poi chissaché. Qualcuno ne sa qualcosa anche a Mestrino? Signor Sindaco cosa le risulta, se le risulta qualcosa? Nel nostro territorio ci sono molte imprese molte aziende, qualcuna di queste è stata contattata? Sarebbe interessante sapere se l’amministrazione comunale ne sa qualcosa e cosa stia facendo in merito, pare che Lei sig. Sindaco sia esponente della Lega, quindi possiamo noi stare tranquilli?
Poi ci troviamo (sticazzi!) che un magistrato rilascia questa dichiarazione:
Il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi ha rilasciato dichiarazioni fortissime. Un appello rivolto ai capi di Cosa Nostra in cui chiede di denunciare i politici corrotti: "Voglio fare un appello diverso, questa volta non mi rivolgo ai rappresentanti delle istituzioni per chiedere loro di recidere i legami con la mafia, ma mi voglio rivolgere ai vertici di Cosa nostra, ai vari Riina e Provenzano, ma anche al latitante Messina Denaro: recidete i legami con i vostri politici di riferimento. Voi siete sommersi da ergastoli e loro la fanno sempre franca e si arricchiscono e sono tutti a piede libero". Denuncia Teresi: "Come fanno ad avere ancora rapporti con elementi dello Stato quando a pagare sono soltanto loro? Mentre i boss sono in carcere i politici di riferimento restano liberi. Perchè non spezzano queste catene? Insomma i legami dei boss con i politici sono risultati operazioni perdenti"
Trasecolo: Il procuratore aggiunto di Palermo invita i mafiosi a denunciare i politici? E’ come invitare i clandestini ad applicare la Bossi Fini al Trota!
Poi però rifletto e mi consolo pensando che le istituzioni sono ben strutturate per il problema, sono certamente guidate in ogni organismo preposto per combattere il fenomeno e tutelarci dalle infiltrazioni mafiose ad ogni livello. Sono certo. Si..si? ma….boh. Mica sicuro.

No dai, certamente c’è l’organo maximo di sicurezza, la commissione bicamerale Antimafia che starà facendo quanto in suo dovere e poi, sotto la saggia guida di un calibro da novanta quale il presidente del senato Grasso, chi ci abbatte? Siamo in una botte di ferro!.
No. Non siamo in nessuna cazzo di botte, nemmeno di legno. Nel senso che dopo 8 mesi dall’insediamento la commissione non lavora ancora.
Alla convocazione di ieri per la nomina del presidente della Commissione la maggioranza di PD e PDL non si è presentata, facendo mancare il numero legale e quindi annullando tutto.
Una cittadina M5S in parlamento scrive:

“Non mi interessa se non hanno deciso il toto nomi. Non mi interessa se erano malati. Non mi interessa se avevano di meglio da fare. Loro devono presentarsi e non devono giocare quando si tratta di MAFIA. Si devono vergognare! Senza nemmeno iniziare a lavorare in questa Commissione ho già capito con che livello di personaggi dovrò aver a che fare..."
Oggi altra convocazione e dal Parlamento e in assenza di informazione del mitico TG1  che se ne sbatte delle notizie importanti, ci pensano come sempre i nostri partigiani:
“Dopo l'ennesima vergogna che si è consumata oggi in Commissione Antimafia, con il PD che ha fatto mancare per la seconda volta consecutiva il numero legale della riunione per il solito gioco di poltrone, il Movimento 5 Stelle risponde sdegnato con una sola semplice proposta: la convocazione ad oltranza della Commissione fino a che non verrà eletto un presidente. Lettere inviate a Boldrini e Grasso…” ….Grasso. Ma Grasso è lo stesso di prima? Si è lo stesso. Quello dell’antimafia? Sisi, proprio lui. E continua:
Il PDL vanta in Commissione personaggi del calibro di Carlo Giovanardi (difensore strenuo delle aziende a rischio infiltrazione escluse dai lavori post-sisma in Emilia Romagna), Carlo Sarro (rappresentante in Parlamento della corrente di Nicola Cosentino) e il fiore all'occhiello Donato Bruno (quello per cui il 41 bis "è solo una tortura per i detenuti") che è la proposta ufficiale PDL per la Presidenza.
Qualora questi nomi non vi persuadano del tutto c'è sempre Claudio Fazzone, che ha speso anima e corpo contro lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Fondi, centro direzionale di affari della 'ndrangheta. O magari Rosanna Scopelliti, che - nonostante i natali - ha pesantemente criticato lo scioglimento per mafia del comune di Reggio Calabria e se ne è andata a manifestare contro i magistrati e a favore di Berlusconi, il pregiudicato. Per le anime immacolate c'è ancora il PD, refugium peccatorum. Forse. Perché fra i nominati del “partitun” all'Antimafia c'è anche Vincenza Bruno Bossio, passata indenne dall'inchiesta "Why not" e sposata con Nicola Adamo, indagato in un'inchiesta sull'eolico in Calabria.”

Quando, invece, c'è una forza politica in Parlamento - l'unica - i cui componenti, per regolamento, non possono avere carichi pendenti. Che non è amica di amici. Indipendente dalle lobby di potere e geneticamente impermeabile a condizionamenti mafiosi (ci provassero!). 
Si chiama MoVimento 5 Stelle, è il primo partito d'Italia. Quello a cui spetterebbe la presidenza della Commissione... per completa estraneità ai fatti in oggetto.

Concludo leggendo che ​La Corte di Assise di Palermo ha ammesso la testimonianza del presidente della Repubblica (prima volta nella storia d’Italia), Giorgio Napolitano, nel processo per la trattativa Stato-mafia "nei soli limiti della conoscenza del teste che potrebbero esulare dalla funzioni presidenziali e dalla riservatezza del ruolo", secondo quanto disposto dalla Corte costituzionale. Il capo dello Stato figura nella lista testi della Procura, che intende sentirlo sui colloqui tra Nicola Mancino e l'ex consigliere giuridico del Quirinale, Loris D'Ambrosio.
Ma sono sereno. Sereno perché il ministro dell’interno Cancellieri dichiara: "Trovo "INUSUALE" la richiesta di testimonianza avanzata al Presidente Napolitano."

Scusi Cancellieri, per Lei cosa sarebbe INUSUALE? Testimoniare in un processo come CHIUNQUE, oppure avere un PRESIDENTE che sui rapporti Stato-MAFIA forse sa TUTTO da DECENNI e non ha MAI DETTO NULLA? Trova normale che proprio all’indomani della sua rielezione le intercettazioni siano state distrutte?

E poi caro Grasso Piero presidente del Senato, la facciamo partire sta cazzo di commissione oppure siamo troppo oleati che ci scivola tutto addosso?
State attenti signori, qui tra un po’ piove merda, e sarà inutile aprire l’ombrello.

H5S

8 commenti:

  1. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 04:21

    Pubblicato da Helene Benedetti il 2 settembre 2010.
    L'articolo SI SCRIVE DESPAR. SI LEGGE MAFIA? appartiene alla categoria Antimafia.
    di ALESSANDRO DE PASCALE



    La catena di supermercati Despar puzza di mafia. A dirlo e’ la Direzione nazionale antimafia che da anni indaga sul colosso della grande distribuzione e sugli interessi delle cosche nell’intero settore agroalimentare. Dietro la Despar, secondo gli inquirenti, potrebbe addirittura esserci l’attuale capo di Cosa Nostra, nonche’ il quinto latitante piu’ ricercato al mondo e superboss di Trapani,Matteo Messina Denaro.Lo scorso 10 maggio, durante una vasta operazione della Dia di Roma e della squadra mobile di Caserta, vengono arrestate 68 persone. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Marzia Castaldi, lungo la Penisola c’e’ un asse criminale tra la camorra del clan dei Casalesi e la mafia trapanese che «impone il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi».
    Al centro del patto, la gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi (Mof), situato nel Lazio, quasi al confine con la Campania. Si tratta della struttura piu’ grande d’Italia che i magistrati antimafia definiscono un «contesto asfissiante, vera negazione dei piu’ elementari principi economici liberal-democratici», perche’ all’interno di questo sistema a nessun operatore commerciale «era dato sfuggire alle maglie di siffatta spartizione (…) a prescindere dalla qualita’ o meno del servizio reso e della concorrenzialita’ del prezzo richiesto e pagato».
    Tra le 68 persone arrestate in quell’operazione, ci sono anche i fratelliAntonio e Massimo Sfraga, che gestiscono a Strasatti, una frazione del comune siciliano di Marsala, un grande centro per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. I due fratelli verranno poi scarcerati dal tribunale del Riesame di Napoli, il 10 giugno, per «mancanza dei gravi indizi di colpevolezza».

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    1. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 04:24

      L’OMBRA DI DENARO
      Gli Sfraga erano stati accusati da un giovane agricoltore siciliano secondo il quale «dovevamo vendere i nostri prodotti al prezzo da loro fissato e non c’era possibilita’ di alcuna contrattazione. Erano loro che facevano il mercato. Il loro giro d’affari era notevole». Perche’, continua l’agricoltore, «da Strasatti, di tir carichi ne partivano in continuazione (…) nessuno, pero’, pensava che fossero inseriti in un giro di cosi’ alto livello (…) anche se il loro tenore di vita, auto di grossa cilindrata, etc, non poteva non destare qualche sospetto». Inoltre nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marzia Castaldi, si parla di «strette cointeressenze tra i fratelli Sfraga e Giuseppe Grigoli, interfaccia di Matteo Messina Denaro in vari settori imprenditoriali, tra cui quello della grande distribuzione nel cui ambito gestiva per tutta la Sicilia Occidentale la catena di supermercati con marchio Despar».

      Grigoli che viene chiamato «il re dei centri commerciali», e’ stato arrestato il 19 dicembre del 2007, per concorso in associazione mafiosa. In totale gli sono stati sequestrati beni per 700 milioni di euro, perche’ l’imprenditore e’ ritenuto il cassiere, il prestanome e il braccio finanziario di Messina Denaro. Attraverso la societa’ 6 Gdo srl, Grigoli e sua moglie, Maria Fasulo, possedevano il 10 per cento di tutta la Despar Italia, il gruppo della grande distribuzione che fattura piu’ di quattro miliardi di euro l’anno. Il capitale sociale della sola 6 Gdo di Grigoli e’ passato da 80mila a 12 milioni e mezzo di euro, tra il 1999 e il 2006, grazie a piu’ di 49 supermercati. Tanto che soltanto tra il 1999 ed il 2002 Grigoli ha condotto operazioni bancarie «in contanti» con depositi superiori a 300mila euro.
      Da quando e’ stato arrestato, secondo i magistrati partenopei, e’ avvenuta «la successione degli Sfraga e in particolare di Sfraga Antonio a quest’ultimo». Le indagini erano partite gia’ nell’aprile del 2006, in seguito all’arresto dell’allora capo di Cosa Nostra, Bernando Provenzano, latitante da 43 anni e gia’ all’epoca condannato a tre ergastoli. Nel casolare di Corleone, in cui la squadra Catturandi di Palermo ha scovato Provenzano, vennero scoperti oltre 200 documenti molto interessanti tra lettere, biglietti e appunti oltre ai famosi “pizzini” attraverso i quali il boss comunicava con l’esterno.

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  2. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 04:26

    Dentro questi documenti, gli inquirenti scoprono tra le altre cose che l’interlocutore privilegiato di Provenzano era proprio Matteo Messina Denaro, «“Alessio” nelle missive», e individuano Giuseppe Grigoli come il «formale titolare della catena di supermercati Despar (…), l’interfaccia del Messina Denaro nell’affare illecito, oltre che la sostanziale riconducibilita’ a quest’ultimo dell’impero economico grigoliano».

    Da allora le indagini si estendono a tutto il gruppo della grande distribuzione. Tanto che gia’ nel 2008, nella relazione annuale sulla ‘ndrangheta della Commissione parlamentare di inchiesta, realizzata da Franscesco Forgione, si parla della societa’ G.D.S. srl, con sede a Salerno, di cui «e’ socio anche Salvatore Michele Scuto, figlio diSebastiano Scuto che ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e secondo la Direzione nazionale antimafia verosimilmente affiliato alla potente famiglia mafiosa dei Laudani di Catania». Tanto che la Aligrup spa di Sebastiano Scuto, dal 2001 e’ sotto l’ombrello dell’amministrazione giudiziaria. In Sicilia e’ titolare del marchio Despar nelle province di Catania, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Palermo, attraverso il quale controlla 40 ipermercati e centinaia di supermercati. Anche la Despar Campania, oggi al collasso, secondo gli inquirenti era una filiale degli Scuto. Proprio quella della Cavamarket di Della Monica che fin dal 1987 gestisce i marchi Despar, Eurospar e Interspar in Campania.

    Le mafie insomma hanno capito da tempo che acquistare i terreni e costruire supermercati e centri commerciali, significa realizzare una «straordinaria lavatrice di denaro sporco», ha spiegato Roberto Scarpinato, procuratore antimafia a Palermo. In pratica, come evidenzia la Commissione parlamentare, «una massa formidabile di denaro liquido da riciclare».

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    1. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 04:28

      GATTO CI COVA
      La relazione della Commissione, parla anche della Despar Calabria e del peso del suo patron nel gruppo, dato che «Antonino Giuseppe Gatto e’ presidente del Comitato direttivo di Despar Italia e cioe’ dell’organo che definisce le principali strategie, le scelte e le politiche di Despar Italia sul territorio nazionale». Aggiungendo pero’ che «dello stesso Comitato direttivo e’ componente Scuto Salvatore». La Procura nazionale antimafia si era interessata a Gatto gia’ nel 2005 quando la sua Despar Calabria aveva siglato un’intesa con la Coop che diede vita al gruppo Centrale Italiana.
      Anche la Guardia di Finanza mise sotto la lente di ingrandimento varie operazioni economiche che l’imprenditore, grande finanziatore del centrosinistra calabrese, aveva realizzato in Olanda, Germania e Polonia. Senza pero’ giungere mai a nulla di penalmente rilevante. Si trattava di affari di grande portata visto che il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Emilio Ledonne, rivelo’ che il solo commercialista di Cosenza, del «gruppo economico» Gatto, gestiva praticamente tutta la ricchezza economica della Calabria. Perche’ la Finanza gli aveva segnalato che «presso un unico studio commerciale, legato al gruppo economico Gatto (…), hanno sede legale o domicilio fiscale 43 societa’» del colosso calabrese.

      LA SPESA NEI PIZZINI
      Ma torniamo in Sicilia, vero cuore delle indagini sui rapporti con la mafia. In un “pizzino” inviato a Provenzano da Matteo Messina Denaro, si parla del «solito argomento Despar». È lo stesso superboss latitante a spiegare il ruolo di Cosa Nostra nell’affare dei supermercati: «C’e’ una persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar, cioe’ questa persona apre dei punti vendita Despar in ogni paese e da’ la gestione del punto vendita a persone del medesimo paese e la persona rimane come fornitore del punto vendita lasciando al gestore un largo margine di guadagno, infatti questi gestori se la passano tutti bene».
      Anche il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, gia’ rappresentante del mandamento di Sciacca, racconta ai magistrati nel febbraio 2007 di un incontro tra i boss avvennuto in provincia di Agrigento, nella zona di Palma di Montechiaro, il 23 maggio 2002.«Nella riunione, appresi per la prima volta che i supermercati Despar erano di questo Grigoli che, sostanzialmente, altri non era che Messina Denaro Matteo stesso», rivela Di Gati agli inquirenti, aggiungendo che «Sutera spiego’ inoltre com’era il meccanismo di gestione dei supermercati. In pratica il Grigoli metteva la merce e l’azienda chiavi in mano e bastava avere un locale per spartirsi il guadagno».
      L’attivita’, gli interessi e la protezione di Cosa Nostra nella Despar continuano anche dopo l’arresto di Provenzano, con gli altri capimafia. «I Lo Piccolo mi dissero che i centri Despar non dovevano essere toccati in quanto interessavano alla famiglia, mentre cosa diversa era per i singoli negozi affiliati che molte volte erano solo piccole attivita’ con insegne Despar», spiega nell’estate del 2008 ai magistrati di Palermo il pentito Francesco Franzese, uomo della famiglia Lo Piccolo. Poi conferma: «I Despar interessavano direttamente a Matteo Messina Denaro».

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  3. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 04:48

    LE COSCHE DEL CARRELLO
    Centri commerciali, supermercati e grande distribuzione, secondo il rapporto Ecomafie di Legambiente, sono un settore che negli anni e’ diventato fondamentale per le mafie. Come giro d’affari ha ormai superato addirittura quelli tradizionali comel’edilizia e il traffico di stupefacenti. L’Italia e’ stata, ancora una volta, divisa tra le mafie. La ‘ndrangheta al Nord, la camorra al Centro, la mafia al Sud. Cosi’ facendo, i centri commerciali si moltiplicano come funghi sia nelle grandi citta’ che in quelle piu’ piccole.
    La mafia siciliana, oltre a costruire e gestire gli ingenti guadagni dei supermercati Despar, controlla anche le assunzioni, diventando un particolare “ufficio di collocamento” strumento dei boss. A raccontarlo e’ sempre il collaboratore di giustizia Franzese: «I supermercati non pagavano il pizzo, ma davano lavoro agli affiliati di Cosa nostra». Cosi’ nei supermarket iniziano a lavorare figli, congiunti, amanti e parenti di soggetti condannati per mafia, come il nipote dello stesso Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro, il giovane erede di don Saro Riccobono, la nipote dell’autista di Toto’ Riina, oppure lo stesso Totuccio Lo Piccolo, prima della sua ascesa, del suo arresto e infine della condanna a 15 anni presa in appello lo scorso 28 gennaio.
    Le indagini sui rapporti tra settore agroalimentare, grande distribuzione e mafie, proseguono tuttora. Attualmente sono al vaglio dell’antimafia milanese i rapporti tra le societa’ che hanno costruito centri commerciali nel Nord e le amministrazioni locali. Mentre in Sicilia proseguono da due anni le indagini sul gruppo della grande distribuzione Sisa, al centro di un altro “pizzino” tra Lo Piccolo e Provenzano.
    Gia’ nel 2008 ai parenti dell’imprenditore Paolo Sgroi, ex presidente ed amministratore delegato della Cedi Sisa Sicilia spa morto pochi mesi prima e indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro.

    fonte: lavocedellevoci.it

    P.S. Mai sentito parlare di donazioni spontanee al comune ???

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  4. Benvenuti a Mestrino !20 ottobre 2013 alle ore 05:01

    Qualcuno aveva già commentato l'argomento :

    http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5507220748766899603&postID=7491493192162541752

    Come pollicino avete trovato la prima mollica di pane che vi condurrà a .....

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  5. Cazzo, mai nessuno si è visto fare donazioni spontanee a un comune ! Alla Croce Rossa, alla Città della Speranza, al Santo, ma a un comune ? Se è stata una donazione, perchè il comune non l'ha destinata al sociale aiutando così chi ha veramente bisogno ? E poi che storie sono quelle che si sentono in giro nei pettegolezzi da bar, su certi soggetti interessati da fortuite compravendite di immobili, fortuite trasformazioni di aree edificabili, ingresso informale in società immobiliari. Tutto pare fortuitamente accadere in concomitanza con l'avanzare di grosse trasformazioni del territorio. Ma a Mestrino che cazzo sta succedendo ?

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  6. Reati contro la pubblica amministrazione: 8 arresti
    Indagato anche l'ex deputato Pdl Ascierto
    Carabinieri e Guardia di Finanza impegnati in una grossa operazione contro la corruzione: nel mirino funzionari pubblici e imprenditori. Arrestato Aldo Luciano Marcon, direttore dell'Ater di Venezia. Tra gli indagati l'ex deputato del Pdl Filippo Ascierto, la sua ex compagna Luana Levis e Luciano Salvò, sindaco di Villafranca padovana ed ex assessore provinciale. Ai domiciliari Nazario Borina, funzionario del settore edilizia scolastica della Provincia di Padova


    A Mestrino quando vengono ?

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