articolo segnalato da Emanuele M5S MESTRINO
Gli Stati
Uniti d’America sapevano di essere militarmente forti da molto tempo,
scoprirono di essere i PIU’ forti in assoluto solo dopo la fine della seconda
guerra mondiale.
Prima della
guerra il Dollaro era una valuta forte, dopo la guerra, a causa della guerra
stessa, divenne la valuta di riserva mondiale. La divisione del mondo in due
blocchi fece si che questo potere diventasse ancora più grande: costruì il suo
consenso internazionale con l’appoggio del blocco occidentale che TANTO aveva
ricevuto e che MOLTO di più doveva dare: il potere decisionale assoluto sulla parte
più industrializzata e ricca del pianeta. Il dollaro divenne la moneta di
riferimento indiscussa. Tutte le transazioni internazionali avvenivano in
dollari. Avevano vinto: avrebbero tratto enorme vantaggio da questo scenario.
Era stata
attuata pienamente la citazione del loro secondo presidente: “Ci sono due modi
per conquistare una nazione. Una è con le spade. L’altra è con il debito” John
Adams (1735-1826).
Il potere
del dollaro è questo. Non tutti sanno che una Nazione per comperare merce
dall’estero deve prima acquistare la moneta di quello Stato in cui quel tale
prodotto viene realizzato. Quando vado a comperare una Toyota pago il giusto
prezzo al concessionario italiano e ritiro l’auto. Finisce così? Certo che no!
Lo Stato italiano, tramite la camera di commercio estera compera gli Yen
necessari per pagare l’auto da me acquistata e pagata, in euro oggi e in Lire
sino a prima della moneta unica europea. Lo stesso fanno i giapponesi quando
acquistano una Ferrari o un abito di Armani. Questo è ciò che accade miliardi
di volte al giorno per le transazioni estere. Tanto più vendi prodotti
all’estero o attrai turisti stranieri in Patria e tanto più sarà richiesta la
tua moneta: il valore della tua valuta sale. Prima legge dell’economia: molta
richiesta fa alzare il prezzo del prodotto. Sia che esso sia oro, grano, rame,
lana ecc … o moneta. Le merci più richieste al mondo, tra cui spicca il
petrolio, vengono contrattate in dollari USA. Ovvero, per una fornitura di
petrolio dal Quatar, lo Stato italiano prima deve acquistare dollari USA e poi
pagherà il giusto prezzo al Quatar. Il Quatar aumenterà le sue scorte di
dollari USA per il controvalore incamerato dalla vendita di quel petrolio e
userà quei dollari per comperare ad es. frumento dall’Ukraina o carbone dalla
Cina; se i dollari non dovessero bastare sarà costretto anche il Quatar a
comperare dollari. Moltiplichiamo questo ragionamento per milioni di
transazioni al giorno e scopriamo che il dollaro mantiene il suo valore per
questo motivo: Loro stampano carta e gli scambi commerciali nel mondo intero si
svolgono in base al valore di quella carta. Prima legge dell’economia: molta
richiesta fa alzare il prezzo. Questo nonostante i “QE” infiniti che la FED sta
operando da diversi anni.
Ma il meglio
deve ancora venire. Se un Paese in via di sviluppo o un emergente vuole
attrarre investitori e capitali per finanziare una grande opera o un progetto
di una certa rilevanza, avrà bisogno di prestiti internazionali. Per far si che
i capitali arrivino dovrà emettere obbligazioni in dollari, ergo si indebita
con una moneta di cui non può gestire ne il valore, ne la quantità. In pratica
si indebita indirettamente con gli Stati Uniti. Per tutto il tempo concernente
la durata del debito avranno una sorta di vincolo esterno: è come se avessi
adottato una valuta straniera. Un debito in Dollari USA è soggetto alla
legislazione anglosassone: sei obbligato a restituire il prestito nella stessa
identica moneta che hai ricevuto: ti ho dato dollari e non voglio altro che
dollari. Un debito espresso in una valuta straniera è foriero di enormi
problemi. Le insolvenze degli Stati si sono generate da questo meccanismo.
Prendiamo il
caso argentino. I problemi del loro debito pubblico, i famigerati tango-bond,
nascono dal fatto che erano denominati in dollari USA. Quando nel 2002
l’Argentina abbandonò la parità 1-1 con il dollaro, Il Peso argentino ebbe una
svalutazione tremenda. Il Paese nei 10 anni precedenti aveva accumulato una
inflazione pari al 273% e il cambio del peso contro dollaro, pochi mesi dopo
l’abbandono della parità, era di 3,7 pesos per ogni dollaro USA. Tutta
l’inflazione accumulata in 10 anni si era scaricata sul cambio (1 x 273% =
3,73) in brevissimo tempo. Adesso, se io Argentina ho un bond di 100 milioni di
dollari in scadenza, mi occorreranno 370 milioni di pesos per acquistare i
dollari occorrenti per onorare il debito. Va da se che diventa un debito
impagabile. Questo è accaduto a moltissimi Paesi emergenti ed in via di
sviluppo. Quando ciò avviene, in genere, arrivano FMI e banca mondiale che ti
finiscono di distruggere. I “cani da guardia” del capitale ad uso e consumo
degli USA. Qualcuno li chiama avvoltoi.
In Cina, in
India, in Brasile, in Sudafrica, in Turchia e in ogni dove è così: se vuoi
attrarre investitori esteri ti devi esporre con il dollaro USA. Dovrai
accettare come socio occulto gli USA che ti terranno sotto scacco per tutto il
tempo necessario. Così si costruisce il consenso internazionale. Qualcuno lo
chiama ricatto. Un Paese indebitato fortemente in dollari USA che vede scendere
gli investimenti, il PIL e il valore della propria valuta vedrà parallelamente
salire il suo debito estero e non perché ha contratto NUOVO DEBITO ma perché
quello precedente gli costa di più. L’India (ma non solo) sta sperimentando
l’ennesima volta cosa significa essere indebitati in dollari. La valuta
indiana, la Rupia, in tre mesi ha perso il 15% del suo valore, ovvero, TUTTO il
debito espresso in dollari USA gli costerà il 15% in più. Anche quello
contratto 10 anni prima. Come Stato sei impossibilitato a fare svalutazioni
monetarie che ridarebbero ossigeno all’export e al turismo poiché il vantaggio
che avresti è effimero: pagheresti molto di più di interesse reale. La sola
carta che ti rimane, aspettando che la crisi passi, è di sostenere la tua
valuta comprando Rupie con le riserve in valuta pregiata (incamerate con
esportazioni e/o turismo) che hai nella tua banca centrale e alzare il tasso di
riferimento per continuare ad attrarre investitori. Se la crisi perdura o, ancora
peggio, si inasprisce, il default è dietro l’angolo. Da inizio anno ad oggi, le
riserve indiane di Dollari USA sono scese del 6%. E’ capitato spesso:
Argentina, Brasile, Russia, Malesia, Indonesia, Messico, Korea, Turchia ed
altri che sicuramente mi sono sfuggiti, hanno provato sulla loro pelle cosa
significa. Svalutazioni pazzesche e ristrutturazioni dei debiti che hanno
costretto miliardi di persone a stringere la cinghia, rinunciando spesso anche
al minimo indispensabile. Il Pakistan, adesso, è sotto le “amorevoli cure” di
FMI e banca mondiale. Indebitarsi in valuta straniera è sempre molto rischioso:
basta chiedere a tutti gli italiani o gli inglesi che hanno acceso un mutuo in
ECU negli anni ’90 (subendo la svalutazione della Lira e della Sterlina conseguente
all’abbandono dello SME) oppure a chi ha contratto un mutuo in Yen a cavallo
degli anni ’80 (rivalutazione del 200%).
Se proprio
devi indebitarti è propedeutico che tu lo faccia con la valuta della tua
Nazione e necessariamente a tasso fisso. Senza se e senza ma. Per gli Stati il
ragionamento non cambia. Far arrivare capitali in cerca di buona remunerazione
e a basso rischio ha i suoi costi: gli USA, tramite il FMI, garantiscono che
tutto vada per il verso giusto. Il socio occulto che fa anche da intermediario
le deve dare certe garanzie. Qualcuno le chiama speculazioni. Non ho mai
quantificato quanti Stati al mondo sono indebitati con titoli di debito
espressi in dollari ma penso che il 75% delle nazioni abbia il suo debito
pubblico (ma non solo) espresso in divisa statunitense. Le tante guerre messe
in scena dagli USA ed appoggiate dal capitalismo globale mascherate da
“esportazione di democrazia” hanno da sempre avuto questo non troppo velato
scopo: detenere la supremazia acquisita. Rimettere in riga con la forza quelle
nazioni che volevano mettere in discussione in dollaro-centrismo, dopo che
qualsiasi altro tentativo era stato vano. Del resto, l’uso della forza non è
altro che l’ultimo stadio della diplomazia. Tutto questo sarà sino a quando avranno
l’esercito più potente del pianeta. Qualcuno lo chiama potere coercitivo. Ci
saranno dei commentatori che diranno che tutto ciò è giusto e normale. Dico
loro che sia il FMI che la banca mondiale furono creati per fornire linee di
credito a Stati che cercavano di uscire dalla depressione e dalla fame nera e
non per diventare lupi travestiti da agnelli a guardia del capitale che da
sempre alla ricerca della migliore remunerazione. L’unica soluzione per
scongiurare i movimenti migratori dai Paesi poveri verso i Pesi ricchi che
sconvolgono il mondo è portare aiuti concreti a casa loro, atti a far si che
quei territori si possano sviluppare secondo le loro attitudini e specificità.
In questo modo ognuno sarà padrone in casa propria. Non bisogna più fare “elemosine”
ai Paesi sottosviluppati. Bisogna che arrivino investimenti che non mirino ai
rendimenti finanziari privati ma allo sviluppo interno delle aree depresse nel
rispetto della dignità dell’uomo, della salute e del territorio circostante.
Il progetto
mondialista non vuole questo. L’attrito derivante da lavoratori sottopagati
provenienti dalle aree depresse del pianeta che si scontrano con lavoratori di
aree sviluppate e ricche è propedeutico alla REPRESSIONE SALARIALE che è alla
base della MINIMIZZAZIONE dei COSTI e alla MASSIMIZZAZIONE dei PROFITTI ad
esclusivo vantaggio delle multinazionali industrial-finanziarie apolidi. Questa
è la globalizzazione. E ci siamo dentro sino al collo. Tutto ciò potrebbe
essere manipolato dai fanatici del “più Euro-pa”. Sino ad ora ho parlato della
schiavitù dollaro-centrica a cui siamo assoggettati, però…… Il Giappone è il
caso più emblematico che è l’antitesi di questo ragionamento: tutto il suo
debito pubblico, pari al 230% del PIL, è espresso quasi esclusivamente in Yen
ed è in mano ai giapponesi stessi. Non solo in mano a banche e/o fondi ma è
soprattutto nei portafogli di cittadini che credono nella loro Nazione e hanno
affidato i loro risparmi allo Stato. Uno Stato che in cambio offre un interesse
al di sotto dell’inflazione e che quindi si finanzia in negativo. I giapponesi
sono garantiti al 101% e pagano in termine di interesse reale negativo il
servizio di “conservatoria & custodia” al governo. Quanto descritto
accadeva anche in Italia sino al 1981: gli interessi che lo Stato pagava erano
SEMPRE inferiori all’inflazione. Per i Paesi avanzati è diverso.
Ad esempio,
di tutto il debito pubblico italiano solo il una piccolissima e trascurabile
parte è espresso in dollari USA. La zona euro non è sottoposta a legislazione
anglosassone: vige la LEX-MONETAE. L’euro è la moneta che l’Italia ha
“liberamente” scelto di adottare e di cui in parte ne è proprietaria. La
lettera “S” che compare stampigliata come unica lettera di un codice
alfanumerico sulle banconote-euro indica che quel biglietto è di proprietà
italiana: lo faceva notare tra il generale stupore dei “qualificatissimi”
astanti il prof. Augusto Graziani. Da domani, se solo lo si volesse, l’Italia
potrebbe uscire dall’euro e avrebbe GIA’ la sua moneta provvisoria e potrebbe
convertire il suo debito pubblico (e NON) in nuove Lire e per fare questo non
dovrebbe chiedere il permesso a nessuno. Si consideri che le banconote
circolanti (il flottante) non supera il 5% dell’intero circolante; in pratica,
il 95% è fatto di “moneta elettronica” e titoli vari che per essere convertiti
basterebbe un “tick” di mouse di un oscuro impiegato. Nello stesso modo si può
uscire anche dal cappio UE. I partner europei non potrebbero opporsi in alcun
modo e le minacce di ritorsioni varrebbero sino ad un certo punto: una Lira
troppo svalutata ammazzerebbe l’export tedesco e francese: sarebbero le loro
banche centrali le prime a dover NECESSARIAMENTE comprare Lire nel timore che
il sistema Italia ritorni TROPPO competitivo. Sosterrebbero pesantemente il
corso della Nuova Lira.
Prima legge
dell’economia: un’elevata richiesta di un prodotto ne fa alzare il prezzo.
Pensate, con una svalutazione del 30%, con quello che ti costa una “classeE” ti
porti via una Maserati “quattroporte” e ti rimarrebbe ancora del denaro per
farci il pieno e andare a passare il fine settimana a Venezia in dolce
compagnia …. Tutti i trattati e gli accordi sono stati ratificati da uomini,
indirizzati da scelte politiche ben precise. Qualsiasi scelta può essere
ridiscussa , rinegoziata ed eventualmente abrogata: tutto dipende dal TIPO di
scelta politica. Che sia ben chiaro a tutti una cosa: non siamo ne l’Argentina,
ne lo Zimbawe e tantomeno l’Eritrea: noi siamo l’Italia e rappresentiamo ancora
il gotha dell’industria mondiale. Siamo ancora tra le 10 Nazioni più
industrializzate al mondo. Tutto questo, ovviamente, non sarà per sempre. O
forse, è già troppo tardi.
Roberto
Nardella
Economia5Stelle – ARS Italia
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