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domenica 2 febbraio 2014

Quando il PDS metteva sotto accusa il presidente della Repubblica

20 maggio 1991 Napolitano punta il dito contro Cossiga e prepara la richiesta di messa in stato di accusa (il cosiddetto impeachment): 
Atti compiuti dal capo dello Stato "volti intenzionalmente a modificare la forma di governo" in senso presidenziale, "estendendo le proprie funzioni e prerogative" ben oltre il dettato costituzionale. Anzitutto "interferendo illegalmente nelle attività del legislativo, dell'esecutivo e del giudiziario" e avviando così "l'esercizio di una propria funzione governante", "altamente pericolosa perché non sostenuta da alcuna responsabilità politica". Inoltre Cossiga avrebbe "aperto un incostituzionale circuito tra partiti e presidente" e si sarebbe comportato da "capo di un partito", violando il suo "inderogabile dovere di imparzialità". Avrebbe poi "usurpato il potere politico che spetta in esclusiva al parlamento","gravemente interferito nell'attività di governo". Infine "si è fatto portatore di un personale disegno per la soluzione della crisi italiana che prevede lo scavalcamento delle regole fissate dalla costituzione per modificare la forma di governo e la stessa Costituzione". Insomma, non ha perpetrato "un colpo di Stato nelle forme classiche", ma una serie di "atti seriamente diretti non a compiere un "semplice" abuso, ma ad alterare illegittimamente i rapporti tra i poteri dello Stato". Sembra il ritratto della presidenza di Napolitano, peccato però che il Pds stesse parlando di Cossiga.

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