di Carla Ruocco
Nel mese di gennaio il flusso delle assunzioni ha conosciuto una brusca frenata.
I dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, attestano che i nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati 106.697, il 39,5% in meno rispetto ai 176.239 del gennaio 2015.
E’ l’ennesima conferma del fatto che a fare da traino, alle nuove assunzioni, sono stati gli sgravi contributivi e non il Jobs Act, come invece va sparando in giro il Bomba.
Ulteriore conferma è data dal calo delle assunzioni e delle trasformazioni dei contratti di lavoro a termine, in rapporti a tempi indeterminati, registrato dall’ inizio del 2016, da quando la decontribuzione non è più totale (contributi azzerati per tre anni), ma limitata al 40% e per soli due anni.
Il saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti a tempo indeterminato, al netto delle trasformazioni, segna un dato negativo: -12.378.
E se le assunzioni registrano una brusca frenata, dall’altra si ha la crescita del precariato attestato dalla vendita dei voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, a gennaio incrementati del 36,4%.
In questa breve intervista del 2014 analizzavo il Jobs act, e individuavo sinteticamente i motivi che lo avrebbero portato al flop.
L’occupazione, per ripartire, necessita il rilancio dell’economia con investimenti sui giovani e sul futuro, con la riduzione del carico fiscale e della burocrazia per le piccole partite IVA e l’abolizione dell’IRAP.
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