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lunedì 13 marzo 2017

Quello che i renzini non dicono


Se l'antimafia si facesse con i fatti e non con le passerelle e i finti annunci, per Cosa nostra, forse. sarebbe veramente l'inizio della fine. E i fatti al Comune di Bagheria, da quando si è insediato il nostro Patrizio Cinque, si fanno, eccome. I primi ad accorgersene sono stati proprio i boss, che preferiscono stare alla larga dal Comune del Palermitano. Da quelle parti, con quel sindaco tutto d'un pezzo, non si sarebbe infatti cavato un ragno dal buco. Da qui la decisione dei boss di girare i tacchi e rinunciare agli appalti col Comune. È quello che, in soldoni, ha rivelato ai magistrati il pentito Pasquale Di Salvo, nel corso del processo “Panta Rei”.

Di Salvo ha raccontato degli affari che in passato avrebbe fatto col Comune nel settore dei rifiuti. Dopo l'arrivo di Cinque la situazione sarebbe totalmente cambiata: il nuovo sindaco si è rivelato talmente inavvicinabile da certi personaggi, a tal punto che Di Salvo - è stato lui stesso a raccontarlo - non avrebbe potuto nemmeno riscuotere un credito vantato con l'amministrazione. La lotta alla mafia e al malaffare a Bagheria, da quando governa il M5S, è pane quotidiano. Proprio nei giorni scorsi il sindaco ha denunciato una strana concessione edilizia data dal Comune di Bagheria alla casa di un boss mafioso, costruita in zona di inedificabilità assoluta, a 150 metri dal mare.

Notizie del genere, che aprono i cuori alla speranza, dovrebbero trovare posto nelle scalette dei tg, e ampio spazio in tutti i quotidiani, ma, si sa, i media sono troppo impegnati col Campidoglio per potersene accorgere.

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